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Edition 2003 - The artists (See also 2003 WEBSITE)

The BLUES BROTHERS

Nati per gioco e con intenti non proprio musicali, i Blues Brothers si rivelano fin dagli anni '70 il più grande evento musicale nel campo del blues revival. John Belushi e Dan Aykroyd iniziano nel '77 una proficua e travolgente collaborazione nell'ambito del programma televisivo "Saturday Night Live". Gags a ritmo continuo, sketches demenziali e brevi intermezzi musicali sono gli ingredienti di successo della fortunata serie televisiva. Joliet Jake blues (Belushi) e Elwood Blues (Aykroyd) sono due fratelli di aspetto grottesco, in completo nero dallo sguardo truce, affamati di blues nero americano e ispirati dai mitici Sam e Dave.

Sulla scia del successo televisivo, i Blues Brothers pubblicano il loro primo disco registrato dal vivo durante una tourneè negli Stati Uniti. Il disco entra immediatamente nei Top 10, con la cover Soul Man di Sam e Dave, contribuendo così al rilancio della musica soul che ritrova una fitta schiera di appassionati. Il successo va equamente ripartito fra l'innegabile vena umoristica di Belushi e la straordinaria bravura della All Star Blues Band, formata da vecchi reduci degli MG's.

I tempi sono maturi per la realizzazione di quello che sarà l'evento cinematografico degli anni '80. Grazie all'abilità del regista John Landis, il film dal titolo The Blues Brothers diventerà un simbolo di trasgressione, amicizia, solidarietà che influenzerà non poco le future generazioni di giovani. Basato sulla biografia romanzata del gruppo, i fratelli agiscono "per conto di Dio" tra catastrofi, inseguimenti, e tanta musica blues d'annata. Il successo planetario del film porta i fratelli ad incidere un altro disco live, rilanciando altri hits come Gimme Some Love e Who's Making Love.

All'apice del successo, come musicista e attore, John Belushi, autentico trascinatore della band, muore il 5 marzo 1982 a Los Angeles per overdose. Dopo un lungo periodo di inattività, durato circa sei anni, i Blues Brothers ritornano trionfalmente all'attività concertistica. Partecipano così ad una serie di festivals internazionali in America e in Europa mietendo numerosi successi. Nel 2000 producono un nuovo film "Blues Brothers 2000", con John Goodman al posto di Belushi.


TONY COLEMAN

Questo grande musicista della Florida, è stato negli ultimi dieci anni... il batterista di sua maestà Mr. B.B.KING! Proprio da B.B.KING, Tony dice di aver appreso la grande professionalità e serietà di un musicista di Blues, mentre il suo riferimento creativo e relativo alla batteria, risulta essere il vulcanico BUDDY MILES. Impegnato fin da giovanissimo a studiare e ad ascoltare leggende del Soul come James Brown, Coleman entra nel 1977 a far parte della band di Otis Clay e da li, parte la grande escalation che lo porterà successivamente a collaborare con tutti i più grandi nomi del Blues, come : BOBBY BLAND, BUDDY GUY, ALBERT KING, IKE TURNER, ALBERT COLLINS, OTIS CLAY, ETTA JAMES, RUTH BROWN, CHARLIE MUSSELWITHE, FRANKIE LEE, JAMES BROWN, JAMES COTTON, KATIE WEBSTER, LUCKY PETERSON e tantissimi altri...

Eletto MIGLIOR BATTERISTA dell’anno varie volte, da molteplici riviste del settore, TONY COLEMAN si presenterà ad Agrigento con un suo sestetto americano, marcatamente blues-funky, ovviamente composto da elementi, tutti di grandissimo spessore, e dividerà la prima serata – dedicata ai grandi batteristi blues – con la band della storia del blues italiano, VINCE VALLICELLI, che si esibirà prima di lui.


Dr. Joe Castellano & Gordon Metz

La più grossa formazione di Rythm’n’Blues del Centro – Sud, nonché una delle più rilevanti realtà Italiane ed Europee, dal tour 2002 si è presentata al Pubblico, dopo tre anni di assenza, ancora più arricchita nella sezione fiati, e nella ritmica con la presenza di ormai conclamati Bluesman. Ospite vocale della Band, sarà il grande talento di Philadelphia GORDON METZ,- nella foto accanto a Doctor Joe - che anche per il 2003, si alternerà alla grande SoulStar di Memphis MICHAEL ALLEN, che con Doctor Joe Castellano vanta tantissimi concerti.

Saranno ben undici elementi sul palco, con un impatto sonoro che tiene alto il confronto con le più famose Bands del mondo. IL REPERTORIO varia dai più famosi classici del Soul e del Blues, alle composizioni di Joe Castellano, che lusinghieri apprezzamenti hanno avuto da artisti come: Eric Clapton, Eddie Floyd, Matt “Guitar” Murphy, Rufus Thomas, Steve Cropper, Paolo Conte.

Nato nel 1966 in Sicilia, ha creato nel 1994 la Doctor Joe Castellano Blues Band, che ha immediatamente riscosso notevoli consensi in Italia ed all’Estero, grazie anche alle collaborazioni avute con artisti del calibro di MICHAEL ALLEN, REVEREND LEE BROWN e la leggenda della batteria Jazz, BOBBY DURHAM. Oltre a questi grandi tre nomi, Doctor Joe è stato in concerto con: JOHNNY ADDAMS, SUGAR BLUE, MATT “GUITAR” MURPHY, VERNON GARRETT, ANDY J. FORREST, ROBERTO CIOTTI, JAMES SENESE, ARTHUR MILES, STEVE LOGAN, ALBERT C.HUMPHREY. Ha partecipato a tantissimi Blues e Jazz Festival, anche oltreconfine, dividendo spesso il cartellone con le più grandi firme al Mondo di questi generi musicali. Notevole è stato sempre l’interesse delle televisioni e della stampa per i suoi concerti, apparendo anche in servizi su RAI3.

Al suo primo lavoro discografico “My Blues can’t be still” (che nel prossimo 2003 uscirà anche nel Nord Europa) seguirà a breve un secondo lavoro, dal titolo “Blues Feeling”, che l’artista dedicherà interamente all’impegno per la difesa del patrimonio ambientale e boschivo in particolare.


Gordon Metz

Nato nel 1967 a Philadelphia (USA), è risultato vincitore con il gruppo “Black Guru” di Ziggy Marley (figlio del mitico Bob) di ben 5 GRAMMY AWARDS nel 1997. Ha già calcato i palchi di grandissimi Festival Americani come: New York, Chicago, New Jersey, New Port, JazzPort Pennsylvania. Negli appuntamenti sopracitati è stato accanto in Tour accanto a: MARVIN GAYE, JAMES CLARMORE, KARIN LABELLE, SISTER SLEDGE, LEROY WALFRADE. E’ di prossima uscita il suo primo disco per la CGD East-West Americana, nel quale, questo grande cantante, ha scelto di inserire il brano di JOE CASTELLANO, “Lonely and Free”.

E’ stata definita qualche anno fa dalla rivista “JAZZ Magazine” “...una Grande Band... ma soprattutto uno spettacolo che dal vivo scorre tutto d’un fiato, in un coinvolgente crescendo di emozioni...“. Adesso, la formazione risulta ancora più arricchita e potenziata, con una sezione fiati composta da ben 5/6 elementi, e da GAI BENNICI che con la sua chitarra ha dato un tocco ancora più Bluesfull. In ogni caso JOE CASTELLANO ha radunato i migliori talenti del Jazz e del Blues siciliano, potendo questi ultimi e lo stesso leader, vantare collaborazioni ed essere stati scelti per concerti, da leggende quali: GIL EVANS, TOOTS THIELEMANS, DIANE SCHUUR, CARLA BLAY, ARTURO SANDOVAL, AL GALPER, o in BELLISSIME jam session con EDDIE FLOYD, SHERMAN ROBERTSON, HOLMES BROTHERS(nella foto accanto con Gordon Metz e Doctor Joe), TUCK & PATTY, BLUES BROTHERS, SOLOMON BURKE.


ROY ROBERTS

Chitarrista, cantante, produttore e discografico, Roy Roberts è personaggio di spicco della Southern Black Music. Non c’è altro chitarrista o blues-singer che possa eguagliarlo negli shuffle tinti di soul in tonalità minore. Lungo i 40 anni della sua brillante carriera ottiene apprezzamenti nel r&b, nel gospel e nel country, ma i suoi recenti successi (inclusi la copertina di Living Blues e diversi Awards per la produzione discografica della sua Rock House Records) lo hanno spinto a trasferirsi stabilmente nel territorio del blues.

Roy nasce nel 1942 a Livingston, Tennessee e cresce in questa regione ascoltando la stazione radio WLAC che da Nashville la sera tardi trasmette i brani di Jimmy Reed, Chuck Berry, Elmore James e John Lee Hooker. Fin da giovane impara dalla madre i rudimenti del piano, esercitandosi e studiando soprattutto brani di boogie-woogie e gospel. A 18 anni a bordo di una macchinata scassata prende la via di Greensboro, nello stato del North Carolina, dove si trasferisce e dove diverrà una delle maggiori icone musicali. E’ qui che compra la sua prima chitarra “Sears Silver Tone” (dopo aver messo da parte i soldi lavorando in una fattoria) e decide di dedicarsi a questo strumento. Dopo pochi mesi è nella house-band del Ponderosa Club di Grennsboro, dove accompagna le più grandi stelle nascenti del tempo: Clarence Carter, Joe Tex, Eddie Floyd, Dee Clark, Solomon Burke, e il leggendario Otis Redding. Ben presto passa dal club alla vita on–the-road poiché entra nell’orchestra di sua maestà Solomon Burke e poi nella band che accompagna dal vivo Eddie Floyd. Nel 1965 entra nella band del grande Otis Redding e la sua chitarra accompagna il più importante artista soul di tutti i tempi, raggiungendo una notorietà insperata. Il tragico epilogo della vita di Otis ispira Roy per la registrazione del primo lavoro discografico a suo nome: “The Legend of Otis Redding”, quale omaggio all’artista da poco scomparso. Durante gli anni ‘60 e ‘70, si concentra sugli stili di blues urbano e sul soul, musica molto in voga nelle comunità nere della Georgia, Virginia e Carolina, luoghi dove quotidianamente macina chilometri su chilometri per esibirsi con la sua band (The Roy Roberts Experience).

La notorietà raggiunta lo porta a importanti collaborazioni con artisti del calibro di Stevie Wonder, Dee Clark e gli Ohio Untouchables di Robert Ward. Negli anni ‘80 l’avvento della disco-music produce una grande crisi della scena live blues e soul, con conseguente chiusura di moltissimi club. Roy non si scoraggia e da astuto bussiness-man si converte in musicista country & western, passando gran parte di questi anni in tour con l’amico e artista country O.B. McCLinton. Dopo la scomparsa di quest’ultimo, nel 1989, si dedica alla musica gospel: fonda uno studio di registrazione in Virginia dove produce artisti gospel della regione e incide anche album gospel a suo nome. Questo periodo “sacro” sprigiona la sua vena compositiva, scrive nuove canzoni per altri intepreti, ma tiene per se i pezzi migliori che risulteranno fondamentali per la sua rinascita artistica e professionale. Negli anni novanta è infatti colpito ancora dalla febbre del blues: fonda la propria casa discografica, la Rock House Records, con cui produce Floyd Miles, Priscilla Price, Chik Willis, Eddie Floyd, Patty Benson e soprattutto ben sei album (blues) a suo nome negli ultimi nove anni, compreso il suo recente album di studio “Burnin’ Love”. La nutrita discografia di Roy Roberts comprende quindi numerose registrazioni dal soul al country, dal gospel al blues, un vero e proprio spaccato della musica del sud degli States. Questo Italian-Tour vede sul palco il “bluesman” Roy Roberts accompaganto dalla travoglente band che è già stata apprezzata nei precedenti tours in giro per il pianeta (Australia, Canada, Messico, Giappone, Spagna Inghilterra, Germania, Belgio e Olanda).

Roy Roberts - Guitar & Voice
Steve Headen - Bass & Voice
Laura Leigh Barbour - Keyboards
Frank Doris - Drums
Mark V. Maurik - Guitar


Vince Valicelli & Harriet Lewis

ENZO VALLICELLI in arte "VINCE" nasce a Forlì nel 1951; il suo percorso musicale inizia all'età di quindici anni, quando l'attenzione per il ritmo lo distoglie da ogni altro interesse, ed è così forte da fargli intraprendere una ricerca ed uno studio approfondito. Decide di iscriversi al conservatorio di Pesaro "Gioacchino Rossini", frequentando il corso di percussioni, e presto scaturiscono in lui il desiderio e l'impulso di comunicare attraverso il linguaggio ritmico, formando così il suo primo gruppo; il "SECOLO 2000" continuando a suonare la batteria come autodidatta. Le sue esperienze si moltiplicano e si intrecciano al punto da trasformare una grande passione in una vera e propria professione e in uno stile di vita. Nel 1972 l'incontro con Elio D'Anna, Corrado e Danilo Rustici lo porta direttamente a Londra dove incidono al Trident Studio's un LP firmato "UNO", seguito da una lunga tuornèe in Italia. Questa esperienza rappresenta la prima tappa importante della sua carriera musicale, e si comincia a delineare un profilo artistico caratterizzato da una forte personalità, un temperamento estroverso e trainante, capace di coinvolgere musicisti dotati di grande feeling.

Viene considerato in gergo tecnico "Motore Inarrestabile", anche se nelle sue performance non mancano accenti di creatività, e si accredita un riconoscimento nell'Enciclopedia Italiana del Rock (Arcana Editrice). La sua attività prosegue successivamente dal 1980 al 1984 nelle tournèe di cantautori italiani (Nannini, Finardi, Bertoli, Solfrini) e fra le pareti ovattate delle sale d'incisione. Ma l'ambiente che più gli si addice è il palcoscenico, il contatto diretto con il pubblico dei clubs e dei festivals che riesce a percepire l'energia e le emozioni sprigionate da un concerto. Guidato da uno spirito intraprendente continua ad esplorare nuovi temi e nuovi linguaggi musicali (Jazz-Swing-Blues-Zaydeco) al fianco di musicisti di talento che lo portano a raffinare la sua tecnica virtuosa e a personalizzare il suo stile, ma l'incontro determinante avviene nel 1988 con l'armonicista Andy J. Forest che gli fa da Cicerone sulla strada del Blues. Insieme per tre anni fanno molti concerti ed incidono due CD: "Grooverockbluesfunk'roll" e "Shuffle City" (live at Montreux Jazz Festival 1989). Il panorama musicale si allarga, ma la strada da seguire è sempre una sola; le dodici battute non richiedono più una tecnica straordinaria e dirompente, ma l'equilibrio fra questa e lo stato d'animo con cui si emette ogni colpo di bacchetta o di spazzola ovvero il "Groove". Continuano gli innumerevoli concerti live al fianco di cantanti che spaziano tra il Soul, il Blues, il Rhytm & Blues, come Shirley King ( figlia di B.B.King ), Karen e Jeanne Carrol, Angela Brown, Zora Young, Cheryl Porter, Crystal White, Kay Foster Jackson e altre. Tre anni di attività con la Rudy Rotta Band (1991-1994) lo portano sulla scena europea del Blues, ottenendo ottimi apprezzamenti e permettendogli di suonare con personaggi del calibro di: Luther Allison (purtroppo scomparso l'anno scorso), Sugar Blue (Rolling Stones, Frank Zappa), Lovie Lee (pianista di Muddy Waters), Carey Bell (armonicista di Muddy Waters).

A questo punto della sua esperienza Vince decide di formare una propria Band, la "Vince Vallicelli Band" per non essere solo un batterista, ma un musicista, protagonista della propria musicalità, e lo dimostra vincendo il premio come migliore Band italiana nel 1998 al Festival Blues di Pistoia. Dopo un ritorno dagli States, e più precisamente Austin (Texas) e New Orleans (Louisiana) eco apparire sul mercato due CD eccellenti: "Chicken Gumbo" col chitarrista americano Billy Gregory, e "Tot loh doon Faruyè" col cantante saxofonista James Thompson. Un percorso di tante bacchette spezzate e pelli consumate, un collage di esperienze più o meno facili, l'intenzione di proseguire il percorso come leader, Vince lo dimostra proponendo una Band tra le più qualificate della sfera Blues italiana.

La band di Vallicelli, avrà come ospite vocale una delle più interessanti figure del Blues/Jazz al femminile e cioè Miss HARRIET LEWIS. Americana di Philadelphia, la LEWIS nasce e cresce nelle chiese battiste della propria città, secondo quella che è nella tradizione, la più formante palestra dei musicisti di Blues & Soul… e cioè: il GOSPEL. Entrata nel 1980 nelle Forze Armate Americane, viene chiamata con la Band militare ad effettuare concerti in tutto il mondo. Proprio in questi Tour ha l’occasione di collaborare con artisti come: Charlie Bird e GEORGE BENSON.

Risulta da anni nel circuito Blues come una delle più apprezzate coriste, e questa sua attività le ha permesso negli anni di stare al fianco di grandissimi nomi e di aprire concerti per: MARIAH CAREY, ERIC CLAPTON, LISA STANSFIELD, MICHAEL BOLTON, MICHAEL JACKSON e RAY CHARLES ! Intensa la sua attività discografica e concertistica, che in questi ultimi anni ha privilegiato il Nord-Europa. Harriet risulta in questo tour ospite della Band di Vallicelli, mentre è in allestimento il set di concerti che a fine estate la vedrà insieme a Doctor Joe Castellano .


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